Il settore cresce, i lavoratori spariscono: cosa dice (davvero) il Rapporto FIPE 2026
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100 miliardi di euro di consumi, 59,3 miliardi di valore aggiunto, crescita dello 0,5%.
Questi sono i numeri che avete letto nei titoli di giornale dopo la presentazione del Rapporto Ristorazione 2026 di FIPE-Confcommercio il 9 aprile. La ristorazione cresce, evviva tutti.
Peccato che quei titoli raccontino meta della storia. L'altra meta, quella che dovrebbe tenervi svegli la notte se gestite un locale, e sepolta a pagina 52 del rapporto.
-114.338 lavoratori dipendenti in un anno. Meno dieci virgola tre per cento.
Tradotto: il nostro settore nel 2025 ha prodotto piu ricchezza con centomila persone in meno. E no, non e perche siamo diventati piu produttivi. E perche stiamo tirando la corda.
I numeri che nessuno sta leggendo
Partiamo dal dato grezzo. A fine 2025, la ristorazione italiana conta 1.000.328 lavoratori dipendenti. L'anno prima erano 1.114.666. Dove sono finiti quei 114.000? Non sono stati sostituiti da robot o da intelligenza artificiale. Sono semplicemente usciti, e nessuno e entrato a prendere il loro posto.
Il calo ha colpito tutte le categorie: -93.888 operai (-9,5%), -13.554 apprendisti (-17,3%), -6.655 impiegati (-13,3%). I contratti stagionali hanno perso il 21,5%, la contrazione piu forte tra tutte le tipologie.
La cosa piu rivelatrice e un'altra: l'unica fascia d'eta che resiste al calo e quella degli over 60. In un settore dove il 61,6% dei lavoratori ha meno di 40 anni, i giovani escono e restano quelli che non hanno alternative.
C'e anche un dato di genere da non ignorare: il calo delle donne (-11,9%) e piu marcato di quello degli uomini (-8,6%).
La produttivita, il vero elefante nella stanza
Il Rapporto FIPE lo dice con il garbo istituzionale di chi deve rappresentare un intero settore: la produttivita "rimane una criticita strutturale".
Io lo traduco in modo meno diplomatico: stiamo crescendo consumando piu lavoro di quanto riusciamo a trasformare in valore.
Le ore lavorate nel settore crescono del +2% rispetto al 2024 e dell'+11% rispetto al 2019. Ma il valore aggiunto per ora lavorata scende. Lavoriamo di piu, produciamo meno per ogni ora lavorata.
I listini sono saliti del 3,2% rispetto al 2024, il doppio dell'inflazione generale. Eppure i margini restano compressi. Per chi sta in sala la traduzione e semplice: avete alzato i prezzi, ma non vi e rimasto niente in tasca.
Perche? Perche quando operi sotto organico, e il 25% delle imprese dichiara di farlo, ogni assenza, ogni turno scoperto erode il margine. Il costo nascosto del turnover e stimato tra 3.000 e 8.000 euro per ogni posizione che non riesci a coprire.
Il mismatch: il problema non e generico
"Non si trova nessuno." Lo sento dire almeno tre volte a settimana. Ma i dati raccontano una storia piu sfumata.
Un'impresa su due (51%) dichiara difficolta nel reperimento del personale. Di queste, il 34% dice che mancano proprio i candidati, il 12% che i candidati ci sono ma non hanno la preparazione giusta.
Ma guardate cosa succede quando zoomiamo sui ruoli. Dai nostri dati, 4.919 posizioni analizzate dall'Osservatorio Restworld, il mismatch cambia forma a seconda di dove guardi.
Un annuncio per cameriere riceve in media 81 candidature. Un annuncio per cuoco capo partita ne riceve 34. Meno della meta.
La cucina qualificata si e svuotata. I ruoli di sala attraggono, quelli di cucina respingono.
FIPE conferma: il tempo medio per trovare un cuoco e di 4-5 mesi, l'esperienza e richiesta nell'82,9% delle posizioni, e la difficolta di reperimento supera il 52%.
E quando dico modello, intendo anche la cultura che ci sta dentro. Lo scandalo Noma, esploso a febbraio, ha portato sotto i riflettori qualcosa che chiunque abbia lavorato in una brigata conosce: la violenza psicologica e fisica in cucina e stata normalizzata per decenni. Quel modello non e esclusiva di Copenaghen: e una cultura diffusa nelle cucine professionali di mezzo mondo, Italia compresa.
Il dato che tutti citano male: 11.233 euro
11.233 euro all'anno. E la retribuzione media annua lorda che l'INPS attribuisce al settore "Alloggio e Ristorazione", l'ultima posizione nella classifica dei settori economici italiani.
Quel dato e corretto, ma misura qualcosa di molto diverso da "lo stipendio di chi lavora in ristorazione". E la media calcolata su 2.020.119 lavoratori: un bacino che include il ragazzo che fa tre mesi d'estate, la cameriera part-time a 20 ore, il lavapiatti a chiamata.
Il 26% in meno non e di stipendio. E di giorni lavorati.
Dal nostro Osservatorio su 4.919 posizioni, con l'86% di posizioni full-time, la RAL mediana e ~27.400 euro. Un cuoco capo partita sta a ~33.200 euro. Un head chef a ~43.500 euro, con punte oltre i 66.000.
Il vero problema e il modello
Mettiamo in fila i numeri. Il settore produce 59,3 miliardi di valore aggiunto. Ha perso 114.000 lavoratori in un anno. La produttivita scende. I listini salgono del 3,2% ma il fatturato reale cala. Il 59% dei dipendenti e part-time. 1 impresa su 2 non trova chi assumere.
Il modello "impresa familiare + passione + sacrificio + sottorganico cronico" ha funzionato per decenni, ma i numeri ci stanno dicendo che si e rotto.
Il Rapporto FIPE lo conferma: il 37,3% delle imprese e a conduzione familiare, il 70% degli imprenditori si fa aiutare quotidianamente dai familiari, 8 titolari su 10 lavorano piu di 40 ore a settimana e 1 su 2 supera le 60.
E nonostante tutto questo, il 45,4% preferirebbe che i propri figli facessero un altro mestiere. Solo il 10,5% desidera davvero la continuita generazionale.
Quando meta dei ristoratori del paese non raccomanda il proprio lavoro ai propri figli, la domanda da porsi cambia. Da "come troviamo piu personale?" diventa: come rendiamo questo mestiere sostenibile per chi lo fa?
Stipendi trasparenti, orari gestibili, percorsi di crescita reali, processi che riducano lo spreco di tempo e di persone. I numeri ce lo stanno chiedendo.
Fonti: Rapporto Ristorazione 2026, FIPE-Confcommercio (9 aprile 2026); Osservatorio Restworld, Bollettino n.1 (aprile 2026, 4.919 posizioni); INPS, Osservatorio Lavoratori Dipendenti Settore Privato (dati 2024, novembre 2025).
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L'autore
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Luca Lotterio
CEO e co-founder Restworld · Autore di Oltre il Menù
A 15 anni facevo le consegne in motorino, quando ancora non c'erano le app. Avevi lo stradario sotto la sella e le vie te le imparavi una per una. Poi è arrivata la sala. Ho lavorato come cameriere in Italia e all'estero: Edimburgo, l'alta Valle Maira tra le Alpi al confine con la Francia, il litorale di Latina, e Torino tra bar, ristoranti e catering. Nel frattempo studiavo psicologia del lavoro. Avevo capito che mi interessava studiare il lavoro, non solo farlo. Negli stessi anni ho viaggiato parecchio. Erasmus in Spagna e in Romania, periodi all'estero un po' ovunque in Europa. Cercavo di guardare quello che avevo intorno con occhi nuovi, di mettermi in discussione ogni volta. Viviamo pieni di bias, di pregiudizi, di stereotipi: sono il modo in cui la testa fa economia per arrivare a sera. Il lavoro è smontarli uno alla volta, pian piano, dove si riesce. Quello che vedevo in sala mi convinceva di una cosa: questo settore meritava di più. Meritavano di più le persone che ci lavoravano dentro. Strumenti più seri, condizioni più chiare, un rapporto meno disequilibrato con chi le assumeva. Restworld è nata da lì, nel 2020. Oggi è la piattaforma di ricerca e selezione del personale per il fuori casa italiano: la usano più di 1.000 ristoranti, hotel e gruppi della ristorazione, e ci sono registrati oltre 200.000 lavoratori del settore. Aiutiamo le aziende ad assumere e a far crescere le proprie squadre. Automatizziamo la selezione, tracciamo i dati, lavoriamo sulla retention. L'AI sta dietro le quinte: fa il lavoro che altrimenti toglierebbe tempo al rapporto tra chi assume e chi viene assunto. Nel 2026 ho scritto Oltre il Menù con Matteo Telaro (Topic Edizioni, prefazione di Ferran Adrià). È un manuale di HR per la ristorazione.
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